PSICOLOGIA

Dott.ssa Elena Scumaci

Psicologia e Psicoterapia

Il maggior pericolo nella vita consiste nel prendere troppe precauzioni (Alfred Adler)

La dott.ssa Elena Scumaci Psicologa e Psicoterapeuta si occupa della promozione e del mantenimento della salute, del benessere e della qualità della vita attraverso incontri psicoterapeutici individuali e/o di gruppo. Specializzata nel trattamento delle patologie organiche, disturbi psichici e new addiction (nuove dipendenze).

La Psicologia

La Psicologia è la disciplina che studia i processi psichici, mentali e cognitivi nelle loro componenti consce e inconsce. Tale studio riguarda quindi i processi cognitivi e intrapsichici dell’individuo, il comportamento umano individuale e di gruppo, e i rapporti tra il soggetto e l’ambiente.

Il termine “psicologia” deriva dal greco psyché (ψυχή) = spirito, anima e da logos (λόγος) = discorso, studio. Letteralmente la psicologia è quindi lo studio dello spirito o dell’anima.

Una delle principali branche teorico-applicative della psicologia è la psicologia clinica.

A livello storico, la pratica psicologico-clinica ha iniziato a svilupparsi nei primi anni del Novecento, in parallelo all’articolazione dell’attività psicodiagnostica (spesso in connessione ad esigenze militari). Nella prima metà del XX secolo gli psicologi si sono occupati soprattutto di psicodiagnostica e di valutazione; nella seconda metà del secolo hanno gradualmente iniziato ad occuparsi sempre di più anche di aspetti clinici, preventivi e psicoterapeutici, secondo diversi orientamenti teorici. In Italia, una teorizzazione coerente e sistematizzata della psicologia clinica cominciò ad aver luogo alla fine degli anni 60.

Il termine clinico, in psicologia, non si esaurisce esclusivamente alla psicopatologia, ma può essere esteso al “prendersi cura di” (to care) e quindi è applicato anche nelle situazioni di “normalità”, per facilitare e sostenere il benessere e lo sviluppo cognitivo, emotivo e relazionale del soggetto

Dal modello biomedico al modello bio-psico-sociale

La psicologia clinica si occupa della comprensione, prevenzione ed intervento delle problematiche psicologiche e relazionali, a livello individuale, familiare e gruppale, compresa anche la promozione del benessere psicosociale e la gestione (valutativa e di sostegno) di molte forme di psicopatologia.

Assetti centrali della sua pratica sono le applicazioni cliniche delle attività di prevenzione, valutazione, abilitazione-riabilitazione e sostegno psicologico, con particolare (ma non esclusivo) riferimento alla psicodiagnostica ed all’intervento terapeutico, terapeutico-riabilitativo, che ne rappresenta un ulteriore sviluppo specialistico rivolto soprattutto alla presa in carico delle situazioni ove è presente una psicopatologia strutturata.

L’operato dello psicologo clinico è principalmente rivolto:

  • alla prevenzione primaria delle condizioni di disagio personale e relazionale; alla promozione del benessere psicologico e psicosociale;
  • all’identificazione precoce delle problematiche o patologie; al corretto inquadramento dei fattori psicologici, personologici, famigliari, relazionali, ambientali e contestuali che generano e mantengono il disturbo o la difficoltà psicologica;
  • alla gestione clinica, tramite consulenze, colloqui e diverse tecniche di sostegno psicologico, delle principali tipologie di difficoltà personali, famigliari, gruppali e comunitarie;
  • all’abilitazione/riabilitazione nelle problematiche emotive, relazionali, comportamentali o cognitive che fossero non integralmente risolvibili;
  • al sostegno in situazioni di crisi emotiva, relazionale o decisionale del cliente.

La psicologia clinica è altresì caratterizzata, non solo dai suoi possibili ambiti di applicazione, ma anche dall’assunzione di un particolare vertice osservativo, e di una specifica metodologia conoscitiva e d’intervento. In particolare, oltre all’attenzione al dato nomotetico, essa può essere connotata come scienza idiografica, quindi volta anche allo studio di ogni singolo caso nella sua specificità.

Finalità e ambiti d’intervento

Il passaggio dal modello biomedico, basato sulla visione della malattia come deviazione rispetto alla norma biologica mostratosi insufficiente e spesso inappropriato per rispondere a tutte le esigenze di chi richiede un trattamento psicologico, al modello bio-psico-sociale ha fortemente influenzato l’evoluzione della psicologia clinica.

L’assunzione fondamentale del modello bio-psico-sociale è che ogni condizione di salute o di malattia sia la conseguenza dell’interazione tra fattori biologici, psicologici e sociali (Engels, 1977, 1980; Scwartz, 1982). Lo sviluppo di questo modello favorisce un approccio d’intervento che tenga conto:

  • dell’interazione nella configurazione dello stato di salute e di malattia tra processi che agiscono a livello macro (come l’esistenza di sostegno sociale o la presenza di depressione) e a livello micro (come squilibri a livello biochimico e cellulare);
  • dalla natura multifattoriale sia delle cause che agiscono sulla salute e sulla malattia sia degli effetti che la salute e la malattia possono avere;
  • della non distinguibilità della mente e del corpo nella influenza sulle condizioni di salute di un individuo;
  • la considerazione che la salute è un obiettivo che deve essere conseguito positivamente, mediante una attenzione alle necessità di ordine biologico, psicologico e sociale, e non come uno stato che deve essere solamente salvaguardato

Tale approccio sottolinea la complessità della salute, valorizzando l’importanza dell’interdisciplinarità e la necessità di contestualizzare la valutazione dello stato di salute di un individuo all’interno dell’ambiente psicosociale.

 

Le Nuove Dipendenze

Le nuove dipendenze  rappresentano  un disagio sociale in progressivo aumento nella società odierna.  Questo gruppo eterogeneo di dipendenze  non implica, a differenza delle dipendenze principali (droghe, alcol), l’intervento di alcuna sostanza chimica, in quanto, oggetto della dipendenza stessa  è un comportamento o un’attività lecita socialmente accettata (shopping compulsivo, uso di internet, gioco d’azzardo, lavoro, attività fisica, relazioni affettive, sesso). Queste attività, che rappresentano parte integrante del normale svolgimento della vita quotidiana di noi tutti, assumono caratteristiche patologiche quando isolano l’individuo dalla realtà compromettendone il funzionamento sociale lavorativo e affettivo.
Considerando il disagio individuale e tal volta famigliare che queste modalità comportamentali determinano, in Salus360° è attivo un servizio ambulatoriale di sostegno psicologico rivolto a tutti coloro che vivono direttamente o indirettamente questo tipo di problematiche e che vogliono provare ad affrontarle per ritornare ad essere protagonisti attivi della propria vita.

La Fame Emotiva

Quante volte durante la giornata mangiate perché avete davvero fame?
E quante volte, invece, mangiate lasciandovi dominare dalle emozioni? Rispondere con sincerità a queste domande, così come imparare a riconoscere la fame fisiologica da quella emotiva, è un buon punto di partenza per poter iniziare a migliorare il vostro rapporto con il cibo.

Tutti noi attraversiamo nella nostra vita dei momenti in cui ci sentiamo insoddisfatti, tristi o scoraggiati. Alcune persone in questi casi cercano di riempire i loro vuoti attraverso il cibo, che diventa una sorta di compensazione. È necessario, però, fare molta attenzione, poiché la fame emotiva non implica solo un aumento di peso, ma può anche comportare altri problemi di salute. Attraverso una corretta valutazione psicodiagnostica e un percorso terapeutico strutturato, in Salus360° sarà possibile aiutarvi a gestire e canalizzare correttamente le proprie emozioni per raggiungere un maggior benessere psico-fisico.